Affresco di via Emilia

Via Emilia, passato remoto o futuro prossimo.

C'è chi non ha nessuna nostalgia della sede storica del partito comunista italiano, oggi Pd, chi vede e legge il trasferimento 'fronte mare' (al sesto piano di un edificio tra via Roma e viale Regina Margherita) una pragmatica operazione commerciale e chi, invece, pensa, sostiene e argomenta che “il palazzo di via Emilia rappresenta un pezzo di storia politica, sociale e culturale della nostra Sardegna”.

Eugenio Orrù, settantasei primavere, direttore dell'istituto Gramsci, iscritto dal 1960, al partito sintetizza e certifica il valore morale della 'casa' in via Emilia: “Per i compagni (questo sostantivo l'userà in una maniera esponenziale e orgogliosa...), che si riunivano a tutte le ore: giorno, sera e notte quelle stanze rappresentavano la loro prima casa. Era – tuona l'uomo che ha letto Marx a 15 anni – un punto di riferimento: una certezza della vita.

Già, la vita. La vita che si mescola e intreccia con il partito. Quest'ultimo, a volte, prendendo il sopravvento sulla prima. “Avevo appena diciotto anni quando ho fatto il mio primo comizio davanti a mille persone”, ricorda Orrù, riavvolgendo il nastro della memoria. “Eravamo a Carbonia”, sospira e poi rilancia sul patrimonio culturale della casa di via Emilia: “Non si può cancellare ma non succederà (...qui il tono si fa più irruente...), il patrimonio culturale, storico, politico e intellettuale ella sede dei compagni”.

Perché, forse, senza tante dietrologie o falsa retorica, quel palazzo, anche brutto esteticamente, certifica una grane fetta di storia del partito comunista o democratico che dir si voglia. “E' unu scimprori questo trasferimento”, ringhia Carlo Arthemalle, 78 anni e una grinta verbale per nulla sbiadita dal tempo. Iscritto dal '57, dna purissimo da compagno, Arthemalle sentenzia cosa ha rappresentato (ma poi si corregge e usa il tempo presente indicativo), via Emilia: “E' la casa della gente: di quella che aderiva alle idee del partito ma non solo”. La visione sociale poi lascia spazio a quella tecnicamente più politica: “Anche grazie a via Emilia il partito comunista è riuscito a sfondare a Cagliari”, ricorda con orgoglio Arthemalle, scrittore del libro “Nomi e Cognomi” (Edito dalla Demos, costo: quindicimila lire), oltre 3000 copie vendute, esaurito in quindici giorni. (...Risata), “Non male però”, sghignazza Carlo. Che poi conclude: “I simboli sono ancora importanti”.

Già, il valore dei simboli. Come appunto la sede di via Emilia. “Che nonostante tutto, trasferimento compreso, rimane la memoria storica di tanti uomini e donne di cultura e di partito”, afferma Eugenio Orrù.

Insomma, quel palazzone immerso nel quartiere popolare di Is Mirrionis, al di là di uno spostamento dettato da tanti motivi, giusti o sbagliati che siano, poco importa, continua a pulsare e rimandare in onda immagini, suoni e contenuti che nessun spostamento fisico potrà cancellare.

Nicola Pisu.